Epoca Romana

Valleluce nasce attorno al I secolo d.C. in età Imperiale come “Pagus” cioè una delimitazione territoriale rurale romana posta oltre i confini della città di Casinum. Il Pagus Vallis Luci era composto da diversi vicus, cioè abitazioni con terreni coltivabili che affiancavano la villa del Magister appartenente al patriziato romano, il quale svolgeva il ruolo di amministratore. Nel Pagus oltre all’agricoltura e all’allevamento si svolgevano anche i riti e le feste di culto pagano. L’acquedotto romano che è stato costruito circa la metà di questo secolo presso la località “Il Campo” è un’opera sicuramente commissionata da una delle famiglie patrizie che abitarono presso il Pagus Vallis Luci. Negli scavi effettuati negli anni passati sono stati riportati alla luce alcuni resti archeologici di quest’epoca tra cui alcuni tronchi di colonna di granito, un capitello corinzio, alcune pietre ritenute appartenenti ad un’ara sacrificale e una moneta di bronzo raffigurante Faustina Minore, risalente al II secolo d.C.. La stessa moneta veniva utilizzata sotto l’Impero di Marco Aurelio. Inoltre c'è da aggiungere a questo elenco anche le colonne di ordine corinzio che sostengono l'abside di San Michele Arcangelo nella Chiesa.

Monastero di Sant'Angelo

Medioevo

Tra la fine del VIII e l’inizio del IX secolo l’abate Gisulfo come i suoi predecessori si occupò della ricostruzione dell’abbazia di Montecassino a seguito delle invasioni barbariche avvenute negli anni trascorsi. Per poter assistere spiritualmente i fedeli in tutto il territorio, l’abate fece costruire in punti specifici una serie di chiese chiamate “cellae” che in seguito sarebbero diventate monasteri. Il primo monastero dopo Montecassino fu proprio quello di Sant’Angelo in Valleluce. Le “cellae” vennero edificate sulle zone più fertili e popolate, Valleluce invece fu scelta perché era lontana da Cassino ed era nascosta dalle colline e ciò la rendeva più sicura. Inoltre la “cella”, definita come “chiesa minore”, costituisce la “domus culta” attorno alla quale si estendevano le terre “domeniche”, ossia le terre lavorate dai monaci. Seguivano le terre “massericie”, coltivate dai massari ed infine le terre “pertinantiae”, costituite da boschi e pascoli che servivano alle necessità primarie degli abitanti. Questa organizzazione economica non era nient’altro che la continuazione ininterrotta dell’ordinamento agrario stabilito nel vecchio pagus romano. Nel tempo l’importanza del monastero di Sant’Angelo crebbe così tanto che da questo nacquero altre due chiese dipendenti da esso, ovvero Santa Maria Maggiore e Santa Maria delle Indulgenze.

San Nilo

Medioevo

San Nilo nacque a Rossano nel 910 da una nobile famiglia con il nome di Nicola. Egli frequentò la scuola della chiesa di Rossano dove ricevette un’ottima educazione e imparò a leggere e scrivere. Da sempre appassionato della lettura delle Sacre Scritture e della vita dei Padri del deserto egli decise fin da giovane di dedicare la sua vita al servizio dei più umili rinunciando alla vita aristocratica e seguendo le parole del Vangelo. Entrando nel monastero di San Nazario egli abbracciò la vita monastica e assunse il nome di Nilo. Sempre desideroso di perfezionare lo spirito egli si ritirò una grotta nella quale era presente un altare consacrato a San Michele Arcangelo. La sua vocazione gli farà compiere diversi viaggi che lo porteranno fino a Capua e alla Terra di San Benedetto nell’Abbazia di Montecassino nel 979. L’abate Aligerno che era in carica in quegli anni gli affidò il Monastero di Sant’Angelo in Valleluce e lo fece ampliare e restaurare. Nilo vi andò insieme a sessanta monaci e vi dimorò per 15 anni prima di riprendere il suo viaggio e dirigersi verso Gaeta. Durante il suo soggiorno in Valleluce egli produsse una serie di codici e manoscritti che oggi sono conservati nel Monastero di Santa Maria di Grottaferrata.

Santa Maria Maggiore

Medioevo

La Chiesa di Santa Maria Maggiore fu fondata tra l’XI e XII secolo dai monaci benedettini del monastero di Sant’Angelo in Valleluce nella località Santa Maggiore in Sant'Elia Fiumerapido. Questa antica Chiesa è un vero e proprio scrigno d’arte medievale nonché un vero tesoro storico e culturale. La Chiesa, dipendente dal Monastero di Valleluce, era un luogo di riposo per i monaci che viaggiavano tra Montecassino e il Monastero di Sant’Angelo. Essa un tempo faceva parte di un complesso architettonico più grande che comprendeva un’abitazione e un pozzo oggi del tutto scomparsi e un campanile del quale rimane solamente il basamento ricoperto di edera al confine con la strada in salita. L’ingresso è posizionato sul lato longitudinale destro ed è sovrastato da una splendida lunetta affrescata che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Michele Arcangelo sulla sinistra (in direzione della strada per Valleluce) e Benedetto sulla destra. Il suo interno è decorato per mezzo della tecnica dell’affresco anche se purtroppo oggi molti affreschi sono andati perduti. Queste pitture venivano eseguite per mezzo di diversi pittori che lavoravano su commissione di singole persone o famiglie. Tra le iconografie rappresentate in queste pitture le più importati sono quelle dell’Annunciazione, della Maestà, di Cristo Pantocreatore e dei Santi. Il pavimento antistante l’altare presenta uno straordinario mosaico pavimentale formato da marmi policromi che compongono forme geometriche. La graziosa scultura lignea della Madonna è protetta da uno scarabattolo di legno che poggia sul primitivo altare affrescato davanti all’abside, si suppone che sia stata donata dal Monastero di Valleluce anche se potrebbe risalire in realtà al XVII - XVIII secolo.

Santa Maria delle Indulgenze

Medioevo

La Chiesa di Santa Maria delle Indulgenze fu costruita dai monaci benedettini del monastero di Sant’Angelo in Valleluce nella località Casalucense in Sant'Elia Fiumerapido. Alcune fonti fanno risalire la costruzione di questa Chiesa al IX secolo altre invece affermano che sia stata costruita in contemporanea con la Chiesa di Santa Maria Maggiore tra l’XI e il XII secolo. Qui i monaci si recavano per annunciare al popolo le Indulgenze che venivano concesse di volta in volta e in modo particolare nella seconda domenica dopo Pasqua. Nel 1840 la Chiesa venne ampliata e vennero aggiunte due navate laterali absidate. Nel 1893 la volta venne affrescata con una serie di affreschi del pittore santeliano Enrico Risi che trattano alcuni temi Biblici come l’Annunciazione, San Giovanni e la Vergine dopo la deposizione di Gesù nel Sepolcro e la Pentecoste. Inoltre il pittore dipinse sulle arcate della cupola i quattro Evangelisti e l’Assunzione della Vergine nella cupola stessa. Nel 1957 le pareti della Chiesa vennero affrescate dal pittore bergamasco Giovanni Bizzoni con gli episodi della vita di Maria tra cui: la Nascita di Maria, la Presentazione di Maria al Tempio, lo Sposalizio della Vergine, la Fuga in Egitto e le Nozze di Cana. Il pittore bergamasco intervenne anche nell’abside con La Visitazione e la Natività di Gesù e nel catino absidale con l’Incoronazione di Maria con la scritta “REGINA COELI LAETARE ALLELVIA”. Il Santuario Diocesano è tutt’ora oggi sotto la custodia dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Il Brigantaggio

Tra 1800 e 1900

Il brigantaggio è un tragico fenomeno di cui fu vittima la nostra nazione pochi anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia avvenuta il 17 Marzo 1861. In questo periodo potenziali criminali si riunivano sotto il comando di un criminale più ricercato e formavano bande di briganti. Queste bande agivano di nascosto senza creare alcun sospetto con l’obiettivo di rubare grandi somme denaro anche al costo della vita altrui. Una delle vittime del nostro paese fu il parroco Don Luigi Amato il quale venne rapito dalla banda di Bernardo Colamattei la notte del 5 Gennaio 1868. Il parroco venne condotto in una grotta  situata sul monte e poi torturato. I suoi parenti che erano in sua attesa ricevettero cinque giorni dopo una lettera con una richiesta di riscatto di 3000 ducati e l’orecchio destro mutilato di Don Luigi. La mattina del 14 Gennaio il brigante passò a ritirare il riscatto e il parroco tornò di nuovo a casa finalmente in salvo.

La Società di Mutuo Soccorso

Tra 1800 e 1900

Negli stessi anni il popolo di Valleluce ritenne opportuno fondare una Cooperativa di Mutuo Soccorso che avrebbe promosso una reciproca assistenza tra gli associati così l’8 Aprile 1887 alla presenza del notaio Filippo Amato di Atina gli aspiranti soci si riunirono in assemblea straordinaria per l’approvazione dello statuto sociale della “Società Agricola di Mutuo Soccorso di Valleluce”. Lo statuto garantiva ad ogni socio il diritto all’istruzione e l’accesso ad ogni mezzo ritenuto indispensabile. Fu eletto presidente Alfonzo Visocchi e vicepresidente Emilio Cavacece entrambi d’Atina. In seguito per non aver presentato il bilancio annuale come previsto dalla legge la società venne sciolta. Il 17 Gennaio 1914 venne di nuovo ricostituita e venne stipulato un secondo statuto. Il 9 Agosto 1922 la famiglia Picano vendette alla Società Agricola un terreno confinante con la Piazza Chiesa, oggi Piazza San Nilo, dove venne costruita la sede sociale. Nel 1934 il Regime Fascista sciolse l’Associazione e si impossessò delle sue terre. Dopo la caduta del regime il 21 Dicembre 1947 i soci sopravvissuti e gli eredi degli stessi assistiti dal notaio Sgueglia ricostituirono di nuovo la Socità Agricola.

I Mulini

Tra 1800 e 1900

Nel 1700 fu costruito un mulino nella contrada Campo Primo ad opera volontaria dei cittadini di Valleluce come riporta un documento trovato nell’Archivio di Stato di Caserta. Il nostro Comune infatti fece parte della provincia di Caserta fino al 1927 quando fu istituita la provincia di Frosinone e il nostro Comune fu incluso. Il complesso veniva gestito da sette diversi mugnai che si alternavano una settimana ciascuno. Un secolo più tardi nel 1880 la popolazione di Valleluce incrementò fortemente quindi il mulino non risultò più sufficiente quindi si ricorse alla costruzione di un secondo mulino molto più grande e funzionale circa a un chilometro più a valle. Furono installate due macine, una per il grano e l’altra per il mais. Nel 1905 a circa un chilometro e mezzo venne costruito un terzo mulino ancora più grande dei precedenti, questa volta però venne aggiunta una centrale idroelettrica che serviva a fornire l’energia elettrica per l’illuminazione di Valleluce.

La Battaglia di Cassino

Seconda Guerra Mondiale

Dopo la caduta del governo Mussolini il 3 Settembre 1943 il generale Giuseppe Castellano e il generale Eisenhower firmarono l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati che venne annunciato l’8 Settembre. Di conseguenza l’Italia e la Germania, che fino a quel momento erano state alleate, si trovarono l’una contro l’altra. Il 9 Settembre 1943 gli Alleati sbarcarono a Salerno con l’obiettivo principale di prendere Roma. La conquista della capitale era un gesto simbolico e di grande potenziale propagandistico. Cassino è sempre stata la porta d’accesso all’unica possibilità di passaggio di eserciti dal Sud verso Roma, quindi Cassino svolse il ruolo di guardia della capitale. Il ruolo che assunse la città di Cassino la rese martire ma le consentì di affermare di aver salvato la Città Eterna.

La Linea Gustav

Seconda Guerra Mondiale

La Linea Gustav era una linea difensiva tedesca che divideva l’Italia in due con a Nord il territorio in mano alla Repubblica Sociale Italiana e alle truppe tedesche e a Sud con gli Alleati. Essa venne approvata il 4 Ottobre 1943 e si estendeva dalla foce del Garigliano fino all’Abruzzo passando per Cassino. Nello specifico del nostro territorio, come riporta una mappa elaborata dalle truppe francesi, essa passava lungo tutto il versante Sud del Monte Cifalco, il che lo rese il confine più estremo per le truppe tedesche che lì stabilirono i loro osservatori. Le cime del Monte Cifalco inoltre furono il punto ideale per l’osservazione perché offrirono una vista panoramica completa della valle del Cassinate.

Le Vittime della Guerra

Seconda Guerra Mondiale

I Conflitti Mondiali coinvolsero tragicamente anche il nostro paese e purtroppo molte persone tra militari e civili dovettero pagare il prezzo con la propria vita. In loro ricordo sono state erette due lapidi in Valleluce nell’incrocio tra Via Fontana e Via Cifalco all’ingresso di Piazza San Nilo la prima il 9 Maggio 1920 e la seconda il 4 Novembre 1979. Tra queste ricordiamo anche il giovane compaesano Liberantonio Soave di anni 30 il quale fu il primo delle vittime delle truppe tedesche. In sua memoria è stata eretto un piccolo monumento commemorativo il 18 Aprile 2009 sul luogo della sua morte sulla strada per Cese.